Obiettivi

Promuovere una cultura delle pluralità, pratiche di sospensione del giudizio, riconoscimento reciproco, una visione critica e pluridisciplinare del benessere altrui all’interno della relazione.

Lavoreremo insieme per applicare una prospettiva intersezionale al lavoro sociale e problematizzare nozioni di bisogno, empowerment e autonomia, risignificando progettualità e strumenti di auto/valutazione.

Analizzare e decostruire stereotipi relativi a genere, origini e sessualità. Con un duplice focus sull’utenza e sul personale, il laboratorio verrà declinato in relazione al contesto specifico portato dalle professionalità coinvolte.

Ragionare sugli assi di potere che incidono trasversalmente nella società, all’interno dei servizi e delle relazioni educative e di cura nel tentativo di costruire linguaggi inclusivi e buone pratiche di mediazione.

Durata: 3 ore

Contenuti

IDENTITÀ E INCLUSIVITÀ

  • Il concetto di stereotipo in contrapposizione ai percorsi/storie personali: analisi di casi concreti

STEREOTIPI BASATI SUL GENERE E SULL’ORIGINE

  • Discriminazioni di genere: accesso ai servizi, sicurezza personale, autodeterminazione
  • Genere e percorsi migratori: discriminazioni multiple

SESSUALITÀ E CONSENSO

  • Identità, orientamento sessuale e vita sessuale/relazionale: accogliere, riconoscere, rispettare

POTERI E PRIVILEGI

  • Relazioni educative, di cura, assistenza e rapporti di potere asimmetrici: infantilizzazione, medicalizzazione, consenso e agency

Modalità di conduzione

L’attività si svolgerà secondo una logica di circolarità del sapere, discussione e confronto. Avvalendosi di tecniche di brainstorming e narrative sarà valorizzata la partecipazione di tutte le soggettività presenti tramite analisi di casi concreti della quotidianità professionale. Materiali audio-visivi potranno costituire spunti di riflessione cui seguirà la raccolta dei feedback. Sarà proposta un’esperienza di lavoro collettivo: composizione di un breve scritto, contenuti grafici o audio-visuali che rappresentino il percorso e le consapevolezze raggiunte.

Destinato a chi opera in vari ambiti del sociale: servizi educativi, semi/residenziali, di accoglienza, centri diurni, di aggregazione, CAV, servizi socio-sanitari,… e a ogni figura proveniente dal campo antropologico che desideri contribuire a una riflessione su questi temi.

Materiale basico minimo: carta, penna e colori ad uso personale.

Si auspica la rimozione di banchi e cattedra, per disporre le persone nello spazio nel rispetto di eventuali indicazioni sul distanziamento fisico. 

Per il personale formativo: lavagna (o simile) e proiettore.

Silvia Fredi consegue la magistrale in Interculturalità e Cittadinanza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, con una tesi sulle migrazioni femminili e il lavoro di cura. Matura diverse esperienze lavorative nell’ambito delle migrazioni e parallelamente perfeziona gli studi in Mediazione Etnoclinica presso il Centro Studi Sagara (PI).

Miria Gambardella studia a Barcellona e a Neuchâtel dove consegue una magistrale in antropologia. Nel 2008 si trasferisce a Brescia dove lavora con famiglie migranti e successivamente con madri che escono da situazioni di violenza. È cultrice della materia di antropologia culturale e antropologia medica presso l’Università degli Studi di Brescia.

Entrambe hanno seguito il corso di perfezionamento La violenza contro donne e minori presso l’Università di Milano-Bicocca. Nel 2020 fondano Emica: Associazione di Promozione Sociale che si occupa di sensibilizzazione e percorsi formativi per la decostruzione di stereotipi.

Silvia Fredi: silvia.fredi@emica.org
Miria Gambardella: miria.gambardella@emica.org

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